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Sei qui:Home»ReStart in Green»Reati ambientali: quali effetti dalla “riforma Cartabia”?

Reati ambientali: quali effetti dalla “riforma Cartabia”?

By Massimiliano Cassinelli2 Mins Read10 Agosto 2021
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Contro i reati ambientali, nelle Procure servono Sezioni Ambientali composte da magistrati specializzati e da tecnici dedicati

A fronte del dibattito sulla riforma della Giustizia, nota anche come “riforma Cartabia”, una riflessione interessante in merito ai reati ambientali viene dalla Camera Forense Ambientale.

Secondo il presidente Cinzia Pasquale, infatti, “non vi è alcuna norma processuale che abbia in sé un effetto salvifico se non c’è una amministrazione che funziona”. Il tema, evidenzia Pasquale, “non è quello del termine di prescrittibilità dei reati, tempo essenziale a garantire i presupposti di uno Stato di diritto, piuttosto quello di un efficiente sistema giudiziario. Vale anche per i reati ambientali – continua -. Il problema che si pone nell’amministrazione della giustizia è avere risorse umane numericamente adeguate e qualitativamente competenti rispetto ad una materia, quella ambientale, che richiede un alto grado di specializzazione. É pensare che il diritto ambientale, seppur giovanissimo, abbia una grande dignità ed altrettanta responsabilità nella definizione di regole di cura della casa comune”.

Servono le Sezioni Ambientali

Per operare concretamente, ribadisce la stessa Pasquale “la Camera Forense Ambientale ritiene che una delle prime cose che potrebbe essere fatta dopo l’approvazione della riforma è istituire nelle Procure delle Sezioni Ambientali composte da magistrati specializzati e da tecnici a ciò dedicati. Solo in questo modo potranno eliminarsi i “tempi morti”, vera causa delle inefficienze della giustizia italiana. Una particolare specializzazione nella materia ambientale ridurrebbe anche i tempi delle istruttorie, il più delle volte affidate a consulenti esterni coi quali è più facile collaborare partendo da una capillare conoscenza della complessa e articolata materia”.

“Del resto ha davvero poco senso, da un punto di vista strettamente ambientale, una sentenza, assolutoria o di condanna, poco cambia, che arrivi dopo anni. La specificità della materia richiede un intervento della giustizia tempestivo, come rapida deve essere la definizione dell’eventuale processo. Il discorso sulla prescrizione, nella sua versione maxi, o nella sua versione ordinaria non dovrebbe neanche sfiorare la realtà della giustizia in genere, figuriamoci quella ambientale, ma rimanere una eccezione – conclude -. Le ripercussioni che una sentenza riesce ad avere in ambito ambientale sono positive solo se arrivano a inibire un reato nella sua fase iniziale, non in quella cronica. Questo momento storico si offre per una riforma che guardi con l’attenzione che necessita la materia ambientale, materia che non rientra nell’attività giudiziaria di routine, ma che rimane materia speciale da affrontare con mezzi speciali. Un governo sensibile al problema non può esimersi da una valutazione nei sensi indicati”.

 

 

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