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Sei qui:Home»Riciclaggio»Le nuove frontiere della bioplastica nei rifiuti

Le nuove frontiere della bioplastica nei rifiuti

By Massimiliano Cassinelli3 Mins Read14 Maggio 2026
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InnoDABio dimostra come i rifiuti organici urbani possano diventare una risorsa concreta per l’ambiente, l’energia e le filiere territoriali

La giornata conclusiva del progetto InnoDABio (soluzioni Innovative per ottimizzare la Digestione Anaerobica delle Bioplastiche contenute nella frazione organica dei rifiuti urbani), promossa dall’Università di Padova insieme a Fondazione Cariverona, ETRA e BTS Biogas, ha visto presentare i risultati della ricerca sulla gestione del sopravaglio nei processi di trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani (FORSU). In un sistema sempre più orientato all’economia circolare, la qualità del materiale in ingresso è determinante: le bioplastiche compostabili, progettate per il trattamento in impianti aerobici, possono presentare tempi di degradazione diversi nei processi di digestione anaerobica. A questo si aggiunge la presenza di materiali non idonei nei flussi di raccolta, come ad esempio i sacchetti in plastica tradizionale, che costringono i gestori degli impianti a trattare la FORSU generando ingenti volumi di sopravaglio, ovvero la frazione separata nei pretrattamenti. Le borse in bioplastica vengono quindi separate insieme a quelle “pericolose” in plastica fossile e una parte rilevante della FORSU rimane intrappolata nel sopravaglio rischiando di non essere pienamente utilizzata, con impatti sull’efficienza degli impianti e sulla valorizzazione complessiva della frazione organica. Tutto questo comporta costi rilevanti: ad esempio un impianto come quello gestito da ETRA a Bassano del Grappa conferisce ogni anno oltre 5.000 tonnellate di sopravaglio in discarica, per un costo che supera i 900.000 euro.

Nuove tecniche di caratterizzazione e separazione dei materiali

InnoDABio ha sviluppato un approccio integrato che combina soluzioni ingegneristiche e biotecnologiche per migliorare proprio la gestione del sopravaglio e aumentare l’efficienza della digestione anaerobica. Il progetto ha introdotto nuove tecniche di caratterizzazione e separazione dei materiali e soluzioni enzimatiche in grado di accelerare la degradazione delle bioplastiche. Le attività di ricerca hanno consentito di individuare i parametri ottimali di processo e di aumentare significativamente la velocità di depolimerizzazione dei materiali in bioplastica. La tecnologia è stata validata anche su scala pilota grazie a un reattore in continuo da 20 litri, testato per diversi mesi, che ha confermato la possibilità di convertire efficacemente bioplastiche e FORSU in biometano. L’innovazione sviluppata consente di incrementare la resa in biometano fino ad almeno il 20%, di produrre ulteriore digestato e compost di qualità (da utilizzare come fertilizzanti) e di ridurre in modo significativo i costi di gestione degli impianti, contribuendo a un modello di economia circolare più efficiente e sostenibile.

Il progetto ha visto la collaborazione tra Università di Padova, Fondazione Cariverona, ETRA S.p.A. Società Benefit e BTS Biogas, integrando competenze scientifiche, industriali e di gestione dei servizi pubblici. Un lavoro congiunto che conferma come ricerca, territorio e imprese possano contribuire allo sviluppo di soluzioni innovative per la gestione dei rifiuti e la produzione di energia rinnovabile. Le bioplastiche presenti nel sopravaglio, se correttamente gestite anche in digestione anaerobica, rappresentano uno degli elementi del ciclo che trasforma gli scarti in energia, valore e fertilità per il suolo, rafforzando al tempo stesso l’autonomia e la sostenibilità delle filiere locali.

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Massimiliano Cassinelli

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