Trattare ed estrarre tutte le materie prime da 30mila pacchi batterie delle auto ogni anno. È questo il dato più significativo della nuova linea di trattamento delle batterie al litio inaugurata il 5 settembre da SeVAL, l’azienda specializzata nel riciclaggio dei RAEE.
Un impianto unico in Italia, in virtù della sua capacità di portare a nuova vita materiali altrimenti destinati alla discarica, sfruttando le tecnologie più innovative e recuperando persino l’energia residua delle batterie dismesse.
Un sogno che il fondatore di SeVAL, Roberto Ardenghi, con una visione imprenditoriale unica cullava da anni e che Alfredo Ardenghi, Direttore Generale di SeVAL, ha sottolineato con una punta di commozione: «Abbiamo iniziato a pensarci cinque anni fa. Allora eravamo visti come dei visionari. Oggi proviamo orgoglio e commozione: questo è il primo impianto industriale in Italia per il riciclo delle batterie agli ioni di litio ed è la dimostrazione che il sistema Paese può essere funzionale ed efficace».
L’impianto inaugurato a Colico, in provincia di Lecco, è solo il primo di una serie che SeVAL sta costruendo in Italia. Un secondo impianto è infatti in fase di collaudo in Basilicata e un terzo verrà realizzato nel Centro Italia. «Diventiamo così il secondo Paese in Europa», ha sottolineato Ardenghi, «per il trattamento delle batterie agli ioni di litio. E questo ci permetterà di ridurre la nostra dipendenza dai materiali provenienti dall’estero».
Non è però mancata una considerazione critica, quando l’imprenditore ha sottolineato che «Il nostro Paese fa ancora fatica ad accettare queste realtà come strategiche. Ma noi continuiamo sulla nostra strada, con la realizzazione di impianti che sfruttano le migliori tecnologie produttive, ma che rispettano anche i più elevati standard in termini di sicurezza e di rispetto dell’ambiente».
La sfida delle batterie
Uno stimolo subito colto da Fabio Pressi, presidente di Motus-E, l’associazione che riunisce operatori industriali, filiera automotive, mondo accademico e movimenti di opinione per fare sistema e accelerare il cambiamento verso la mobilità elettrica.
Pressi ha evidenziato la necessità di far capire come il settore auto e il settore energia siano strettamente legati: «Le batterie sono oggi l’elemento più costoso di un veicolo elettrico, proprio perché non sappiamo ancora gestirle ed è in atto una vera e propria guerra sui materiali e sulla costruzione delle batterie stesse. Ma impianti come questo di SeVAL rappresentano una svolta nel cambiamento dell’intera filiera della mobilità elettrica».
L’analisi di Pressi è però andata oltre: «Si parla molto delle batterie delle auto, ma sono importanti anche le batterie a sostegno dei sistemi energetici, le cosiddette BESS (Battery Energy Storage Systems), che saranno la prossima sfida del settore energetico. E gli impianti di riciclaggio delle batterie aumentano la competitività del sistema Paese».
Come accumulare energia
Proprio le sfide del sistema energetico italiano sono state al centro dell’intervento del Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin: «Il cambiamento del sistema energetico ha come obiettivo la produzione di energia alternativa tramite le fonti rinnovabili, tra cui l’idroelettrico. Occorre trovare il giusto equilibrio tra impianti per la produzione di energie rinnovabili e rispetto dell’ambiente. Anche perché, nei prossimi 15 anni, aumenteremo del 30% il consumo di energia elettrica in Italia, che quindi andrà prodotta anche con il nucleare, che ha il vantaggio di produrre energia in modo programmabile, mentre fotovoltaico ed eolico non sono programmabili e richiedono sistemi di accumulo».
Proprio i sistemi di accumulo, ovvero le batterie, hanno però un ciclo di vita necessariamente limitato, ma le linee di trattamento come quella realizzata da SeVAL rappresentano un tassello fondamentale nella transizione energetica italiana, perché consentono di ottenere nuova materia prima ricavandola da quelli che, in passato, consideravamo rifiuti. E l’Italia, ha ricordato Pichetto Fratin, è leader europea nella capacità di riciclare la plastica e i RAEE.
Una capacità che, come ha sottolineato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, in Lombardia e in SeVAL vede concretizzarsi «il principio dell’imprenditorialità lombarda: quella che sa investire per anticipare il futuro, come ha fatto la famiglia Ardenghi».
Un merito riconosciuto anche dal sindaco di Colico, Monica Gilardi: «La linea di trattamento delle batterie al litio non è solo un impianto tecnologico all’avanguardia, ma un tassello fondamentale per il nostro territorio. La transizione si realizza grazie agli investimenti e al coraggio. Dietro questo progetto c’è il lavoro di tante persone, ma anche la dimostrazione di come un territorio sappia valorizzare l’imprenditorialità».
Nulla di buono nasce da un obbligo legislativo
Un’imprenditorialità, quella italiana, che si trova spesso ostacolata da una burocrazia apparentemente incapace di comprendere le necessità degli investitori. Per questo l’europarlamentare Massimiliano Salini ha ricordato: «Nel riciclaggio e nella produzione siamo tra i primi in Europa perché in Italia esiste una cultura centenaria. I nostri imprenditori sono caratterizzati da una forte propensione al rischio. Ma gli imprenditori investono perché sono liberi, mentre l’Europa e, più in generale, la politica non comprendono questa esigenza e stanno creando modelli differenti».
In particolare, lo stesso Salini, firmatario del rapporto sul superamento del divieto totale e rigido dei motori termici al 2035, aprendo a tutte le tecnologie in grado di ridurre le emissioni, ha ricordato che «nulla di buono nasce da un obbligo legislativo. Le cose buone si realizzano dove c’è libertà. Dall’alto si devono riconoscere e valorizzare le buone pratiche, per esempio mettendo sul mercato le migliori tecnologie e premiando quelle più efficienti. L’investitore non deve avere paura a causa di forzature normative, ma bisogna far crescere la fiducia degli imprenditori e dei consumatori, evitando di gravare le buone pratiche di inutili appesantimenti burocratici. Spesso le aziende fanno fatica perché in Italia generiamo ulteriore burocrazia rispetto a quella europea. Oltre alle sfide tecniche, io ammiro chi ha il coraggio di investire: persone con il cuore collegato al cervello, pronte a sbagliare e a farsi correggere».
Persone che, come i titolari di SeVAL, hanno sognato e creduto in un progetto che consente oggi di reimmettere nel ciclo produttivo 15mila tonnellate di materie prime per la produzione di batterie.


